L'ex-chiesa di San Carpoforo - sede del Biennio Specialistico di Arti Visive - è il punto di partenza per la riflessione e l'interazione tra le persone coinvolte.
Obiettivo del workshop è il coinvolgimento emotivo nella progettazione di un intervento che tenga in considerazione la particolare consistenza storica ed estetica del luogo.
La creazione di un procedimento basato sulla collaborazione tra i soggetti coinvolti ha tenuto conto dell'esigenza di ridurre al minimo l'apporto di segni e oggetti.
Si è scelto dunque, sin dai primi incontri, un intervento il meno possibile invasivo nello spazio architettonico, utilizzando solo le preesistenze del luogo: le lapidi a pavimento, un rumore e le altezze dei partecipanti al workshop.
Le proiezioni ortogonali delle forme delle pietre tombali che si trovano al piano di calpestio trasferiscono e generano sui piani verticali dell'abside e della navata nuove e moltiplicate sagome.
La collocazione a parete delle forme trasferite, ha avuto come elemento di riferimento, ove possibile, l'altezza media degli occhi dei partecipanti.
L'introduzione del colore giallo cadmio, in completo antagonismo con il grigio e il nero dei pannelli o il colore del laterizio alle pareti e al pavimento, è stata la sola scelta cromatica senza apparenti riferimenti alla chiesa.
Il familiare rumore - solo per chi frequenta il luogo - prodotto dal movimento di una delle lapidi che non appoggiando perfettamente nella propria sede una volta calpestata si muove, è stato registrato e con la sua moltiplicazione in loop si simula un freddo battito cardiaco, che sonorizza e occupa il luogo.
A didascalia dell'installazione, una fotografia interattiva videoproiettata in un'abside laterale, riproduce il luogo occupato dalle persone coinvolte che con la loro immagine, immobile ma moltiplicata, colorano e prendono possesso dello spazio