Cavenago misurando lo spazio, e noi con lui, riflette sulle possibilità costruttive di un oggetto – il desiderio e l’oggetto – ma anche su come la scultura può incidere sullo spazio e sul tempo (l’opera è fortemente legata al luogo), ci invita a camminare nel vuoto dell’ambiente dentro un’eccentrica visione.
Dalle finestre dello spazio espositivo - che costituiscono una parte della dimensione immateriale - volgendo lo sguardo verso l’esterno, ma all’interno della scultura, si vede qualcosa che risucchia non solo la percezione visiva, ma anche quella uditiva, tramite la presenza di un condotto nel quale quello che si vede e si dice torna indietro.
Sì perché Eccentrica immaginaria è anche una macchina che conduce il suono, lo manifesta come atteggiamento… è un attimo bisbigliare o urlare dentro la sua forma per sentire se qualcosa esce dall’altra parte. Una voce-suono che è anche una prova colore, una prova d’effetto, una prova di geometria costruttiva…ascolta di là le mie parole. Una scultura ascoltata.
Si tratta di un dispositivo eccentrico che ci permette di capire vedendo e di trasmettere un senso che si costruisce “abitandolo”, facendone esperienza, diventandone misura.
C’è il porre e il levare, che è l’antico gioco del fare scultura, ma traslato in forma architettonica eccentrica e immaginativa: ovvero una cosa c’è, e poi non c’è ma c’è e lo spazio vibra.
Noi siamo nell’opera.
Luca Scarabelli, 201